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Lanciano, comune dell'Abruzzo, in provincia di Chieti, situato a 265 metri sul livello del mare, è un fiorente centro agricolo e industriale, con stabilimenti che operano soprattutto nel settore tessile.
E' situata a 10 km dalla costa, la parte antica è circondata da resti di mura (secc. XI e XV), ricca di monumenti e con una fisionomia urbanistica di tipo medievale, sorge su alcune colline che la dividono in rioni; tutt'intorno si è andata espandendo la città moderna. Il fulcro dell'abitato ruota intorno alla piazza del Plebiscito, su cui si affaccia la cattedrale, imponente costruzione settecentesca che si erge sulle quattro arcate di un ponte dell'età di Diocleziano, restaurato nel sec. XII. Numerose sono le case antiche e le chiese, come le duecentesche S. Francesco (con un bel campanile romanico-ogivale) e S. Agostino, ma il più importante monumento cittadino è Santa Maria Maggiore, costruita nel 1227 secondo i canoni dello stile borgognone-cistercense e poi ampliata nel sec. XIV e soprattutto nel sec. XV, come risulta evidente dalla facciata, che è spartita in due.
Fondata probabilmente dai frentani, fu municipio romano con il nome di Anxanum. Nel Medioevo si sviluppò come importante centro di produzione artigianale: al suo interno crebbero numerose fabbriche di panni, tele, seterie, ceramiche; laboratori di ferro battuto, bronzo, oreficerie, cuoi artistici, pelli. Le sue fiere furono a lungo frequentate - ancora fino al sec. XVII - da mercanti italiani, francesi e balcanici. Nel periodo angioino vi fu fondata anche una zecca, segno di una dinamicità economica assai forte. Nel sec. XV gli Aragonesi vi posero la corte giudiziaria per l'Abruzzo Citeriore. Nel 1515 fu fatta diocesi, nel 1562 arcivescovato. Nel 1639 fu venduta ai marchesi di Ávalos, indi ceduta al marchese di Vasto, non senza rimostranze della popolazione locale, che infine, riuscì a riottenere i privilegi di libertà delle città regie. Momentaneamente occupata dai napoleonici nel 1799, ritornò subito ai Borbone.
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